Abdel studia da scrittore, il suo viaggio in due libri.

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Abdelkadir Hissen Abdallah è originario del Ciad. Aveva appena sedici anni quando è stato costretto a lasciare la propria terra e la famiglia, nella speranza di costruire una vita dignitosa e sicura. Il suo viaggio verso l’Europa è durato anni ed è stato segnato dal deserto, dalle violenze, dalla prigionia, dai respingimenti e dalla necessità di ricominciare più volte da capo.
Nei momenti più difficili Abdel ha trovato la forza nella fede, negli insegnamenti ricevuti dal nonno e nel pensiero della madre e dei familiari rimasti nel suo Paese. Essendo il fratello maggiore, ha sempre sentito la responsabilità di non arrendersi e di rappresentare per loro un esempio. La sofferenza vissuta non lo ha reso diffidente o ostile: al contrario, ha rafforzato in lui il valore della compassione, del rispetto e della dignità di ogni persona.
Arrivato in Sicilia, Abdel ha incontrato persone capaci di accoglierlo e di farlo sentire parte di una comunità. Qui ha costruito legami autentici e ha imparato l’italiano, trasformando questa nuova lingua nello strumento con cui raccontare la propria esperienza.


Dal suo percorso è nato Sfide, un libro autobiografico pubblicato dalla casa editrice Multimage e curato da Daniela Musumeci. Scriverlo ha significato riaprire ferite profonde, ma anche restituire un nome e una storia a chi troppo spesso viene rappresentato soltanto attraverso numeri e statistiche. Nelle sue pagine Abdel racconta che sui barconi non viaggiano “migranti” indistinti, ma persone con una famiglia, dei sogni e un passato.
Oggi Abdel guarda al futuro con serenità e determinazione. Vuole continuare a studiare e a lavorare, offrendo il proprio contributo alla comunità che gli ha dato una possibilità. Il suo sogno è diventare un ponte tra culture diverse e aiutare altri giovani a riconoscere il proprio valore e le proprie potenzialità.
La sua storia ci ricorda che accogliere una persona non significa soltanto offrirle un aiuto materiale, ma accompagnarla nella costruzione della propria autonomia e darle l’opportunità di trasformare le ferite del passato in una risorsa per gli altri.