Dare un lavoro a chi non ce l’ha. L’umanità passa anche da questo

Facebook
Twitter
LinkedIn

Chi non lavora non fa l’amore, dice una nota canzone, ma non si può nemmeno vivere. Il lavoro porta quei soldi che servono a pagare l’affitto, le bollette, a comprare qualcosa da mangiare, acquistare le scarpe o un capo di abbigliamento per sé ed i propri figli. Tanto per citare le esigenze primarie. Il lavoro serve anche a dare dignità, autostima, a sentirsi utili per sé e la società, a crearsi un futuro. Contribuisce a fare stare bene.

Ma se questo è un problema per gli italiani, le difficoltà sono ancora maggiori, e di molto, per i migranti, spesso utilizzati in nero, quasi sempre discriminati e mal pagati. O pagati per molte meno ore di quelle che fanno. Come si fa, quindi, a dargli un lavoro e possibilmente con un minimo di dignità? E’ una domanda difficile a cui nemmeno noi in questo momento troviamo una risposta esaustiva. Se qualcuno ha un’idea in merito ce la faccia conoscere e saremo felici di accoglierla. E soprattutto se ha la possibilità di dare un’occupazione, sarebbe un gesto encomiabile e di grande umanità.

Si potrebbe pensare anche a delle assunzioni da parte di aziende appartenenti ad associazioni imprenditoriali che, con spirito di solidarietà verso i più deboli, assumano alcuni migranti. Oppure a delle forme di autoimprenditorialità sostenute da pubblico e privati.

Ci penseremo. Non ci arrendiamo. Sappiamo che è difficile, ma ci proviamo, sperando di trovare persone sensibili e di cuore, le occasioni e le idee giuste per dare risposte anche a questo problema.

Emigrazioni e morti in mare. Una vita umana non è negoziabile mai. Separare l'azione repressiva da quella del salvataggio

di Giorgio Bisagna, avvocato. Presidente dell’associazione Adduma, Avvocati dei diritti umani. Il processo che vede…

testatina-belle-storie

Io mentore di due ragazzi immigrati e la sfida per la loro integrazione

Rino Canzoneri Da Il Mediterraneo24 Palermo – Quando nel 2016-2017 vedevamo in Tv i barconi…

SITI PARTNER