Diminuisce la presenza degli stranieri in Sicilia. Appena il 3,8% rispetto alla media nazionale dell’8,5%

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Al 1° gennaio 2023, 184.761 (Dati Istat 2023) sono gli stranieri residenti in Sicilia, continuando a confermare un decremento nel numero di presenze che era stato già registrato negli anni precedenti. Infatti, all’incremento nel numero di presenze registrato dal 2007 al 2016, ha fatto seguito un rallentamento nella crescita della popolazione straniera fino al 2020 e una decrescita a partire dal 2021 fino ad oggi.

Il decremento della popolazione può essere ricondotto a diversi fattori quali la cancellazione all’anagrafe di quanti si sono spostati in altre regioni dell’Italia o l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di cittadini stranieri.

L’incidenza della popolazione straniera residente nell’Isola, il 3,8%, sul totale della popolazione residente, è ben lontana dai livelli medi nazionali (8,5%) ed è, inoltre, inferiore al livello medio europeo (5%).

La provincia di Ragusa è l’unica provincia nella Regione che presenta una maggiore incidenza della popolazione straniera superiore alla media nazionale (pari a 9,5%). Seguono, ma a distanza, la provincia di Trapani, con il 4,9%, e di Messina, con il 4,4%; mentre l’incidenza più bassa si registra nella provincia di Enna (2,4%).

La popolazione straniera maschile (97.844) è superiore rispetto a quella femminile, differenziandosi dal dato nazionale dove la presenza di quest’ultima è superiore rispetto a quella maschile (51% sul totale). La popolazione maschile registra un’età media più giovane di quella femminile (rispettivamente pari a 33,0 e 35,6 anni). Inoltre, analizzando la piramide dell’età, al consolidamento della componente giovanile si accompagna un lento e progressivo invecchiamento della popolazione adulta.

Tra i due sessi emerge un profilo differente con una prevalenza di uomini nella fascia d’età tra i 20 e i 44 anni e di donne tra i 30 e i 45 anni. Nel confronto tra la piramide dell’età della popolazione straniera in Sicilia e in Italia, si evidenzia una popolazione maschile nel territorio regionale mediamente più “giovane” rispetto alla media nazionale, e una popolazione femminile mediamente più “anziana”.

La popolazione al di sotto dei 18 anni, 37.740, rappresenta il 20,4% del totale della popolazione straniera. Ragusa è la provincia nella quale è presente il maggior numero di minori ed un incremento significativo nel tempo: da 2.206 nel 2007 a 7.281 nel 2022 e a 7.575 al 1° gennaio 2023. Alla provincia di Ragusa segue Catania con la presenza di 6.588 minori.

A livello territoriale, le province, nelle quali è maggiore la presenza di stranieri regolarmente residenti, sono Catania (17,7%), Palermo (17,4%) e Ragusa (17,1%). Rispetto al resto del Paese, il quadro demografico straniero nella Regione è segnato sia da valori contenuti, ma anche da differenze rilevabili a livello territoriale nella distribuzione delle presenze come emerge ad esempio dal dato sulle presenze nelle aree interne dell’isola (individuate in base alla classificazione della strategia di sviluppo nazionale per le aree interne – SNAI). Nonostante la presenza di stranieri nelle aree interne della Regione sia inferiore rispetto a quella delle città di medio-grandi dimensioni, questa presenza ha iniziato a colmare nel tempo sia il decremento della popolazione residente sia lo spopolamento, divenendo occasione di sviluppo futuro per l’area.

La geografia delle cittadinanze nel territorio regionale è piuttosto stabile rispetto agli anni precedenti. Il 40% proviene da Paesi dell’Europa (il 30% dai Paesi dell’Unione europea), il 35% dal Continente africano, il 22% dall’Asia e il 3% dalle Americhe. L’analisi per cittadinanza disegna, pertanto, uno scenario eterogeneo per cittadinanze (circa 178 diverse cittadinanze). Quasi il 25% è rappresentato da romeni, impegnati soprattutto nel settore dei servizi di cura e assistenza, che nonostante registri un decremento rispetto agli anni precedenti, rimane la prima cittadinanza per numero nell’isola.

Ai romeni seguono i tunisini (11,8%) presenti soprattutto nelle province di Ragusa, inseriti nel settore agricolo, e di Trapani, occupati nel settore della pesca. Ai tunisini, seguono i marocchini (8,5%) presenti in tutto il territorio regionale e, in particolar modo, nelle province di Messina e di Siracusa. Il 6,7% è composto da srilankesi che sono presenti nelle province di Messina, di Catania e di Palermo. Seguono gli albanesi (5,8%), concentrati nella provincia di Ragusa e i bengalesi (5,6%) insediati nella provincia di Palermo. Inoltre, il 3,8% è composto da cinesi, il 2,8% da nigeriani, il 2,6% da filippini, a cui seguono tutte le altre cittadinanze con percentuali irrisorie.

Il contributo degli stranieri all’incremento della popolazione regionale è piuttosto contenuto e non compensa la riduzione della natalità rilevata negli ultimi anni nel territorio regionale. Si registra, altresì, un aumento nel numero di nati vivi stranieri soprattutto da parte di tunisini, marocchini, bengalesi e srilankesi, in particolar modo nella provincia di Ragusa, di Messina, di Catania e di Palermo. Inoltre, continua a notarsi la propensione da parte dei cittadini stranieri ai movimenti intra-regionali e interregionali, registrabili attraverso le iscrizioni e le cancellazioni anagrafiche, e dettati, in particolar modo, da difficoltà economiche.

Nel 2021 (Conti, Petrillo 2023), in base ai dati del Ministero dell’Interno, sono stati rilasciati 12.011 permessi di soggiorno, con un incremento del 159% rispetto all’anno precedente (251.595 sono stati i permessi di soggiorno rilasciati in Italia). Il 40,5% è rilasciato a donne a fronte del 47,8% della media nazionale. Di contro, inferiore alla media del Paese (31,4%) è la quota di minori sul totale della Regione (31%), presente maggiormente nella provincia di Trapani (40,6%) e in minima parte in quella di Messina (18,6%).

Le province dove si è registrato un numero maggiore di permessi sono Catania (2.580) e Ragusa (2.294), seguite da Messina (1.892) e Palermo (1.832). Piuttosto contenuti rimangono gli ingressi nella provincia di Caltanissetta (370) e di Enna (309). Il motivo principale del permesso di soggiorno rimane per il 41,2% quello familiare (4.951), soprattutto nella provincia di Catania (1.028; il 39,8% del totale provinciale), in quella di Ragusa (1.005; il 43,8% del totale provinciale) e in quella di Palermo (973; il 53,1% del totale provinciale dei motivi di arrivo). 1.944 sono i nuovi permessi per asilo (16,2%) un dato che, non in linea con l’incremento dello stesso a livello nazionale, ha risentito dell’incremento nel numero di permessi per lavoro dopo la regolarizzazione emanata nel 2020 (art. 103 del D.l. 34 del 2020). La provincia maggiormente interessata è Agrigento (424).

2.945 sono stati i nuovi permessi per lavoro, il 24,5% sul totale regionale, in incremento del 442,4% rispetto al 2020. È Messina la provincia dove si registra il maggior numero di permessi per motivi di lavoro (939). Il 42% del totale dei permessi coinvolge bengalesi (1.822; il 16,6% sono donne), albanesi (1.741; il 46,1% sono donne) e tunisini (1.512; il 36% sono donne). I tunisini sono presenti soprattutto nella provincia di Trapani (341), gli albanesi di Ragusa (875), i bengalesi nelle province di Palermo (534), di Agrigento (366) e di Enna (106), i marocchini nella provincia di Siracusa (168) e di Caltanissetta (67), gli indiani di Messina (525) e gli statunitensi di Catania (590). Nel 2022, la Sicilia ha accolto soltanto il 2,5% del totale di ucraini in protezione temporanea, che sono stati collocati nelle province di Palermo, Messina e Catania. Nel 2021, si è registrata una crescita nel numero di acquisizione di cittadinanza (3.638; il 47% sono donne), con un incremento del 106%, soprattutto, nella provincia di Messina. Le principali motivazioni sono state legate per il 32,1% alla residenza (anche se questo è un dato inferiore rispetto alla media nazionale), alla quale è seguita per il 25,1% lo ius sanguinis (dato superiore alla media nazionale) (Conti, Petrillo 2023).

Fonte: dalla bozza del piano triennale della Regione per l’accoglienza e l’inclusione.

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